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Ho abbandonato le audio letture. Il tempo di una prima prova e rinuncio... Be', ho pensato che non era una grande idea. Meglio starsene zitti, e lasciare spazio alle parole scritte.

Al di fuori di Hogwarts sono qui: http://pfthewall.blogspot.com/

Firmato Felpato




Scrivere gli riusciva sempre più difficile. Le numerose trasformazioni succhiavano via quel che restava di umano, lasciando spazio ad azioni e fattezze sempre più selvagge.
Scriveva a Harry, Sirius, nascosto in un boschetto non lontano dal villaggio di Hogsmeade. Rubando l'occorrente necessario a un vecchio postino del villaggio, si preoccupava di tenere vivo l'unico ed esclusivo contatto sociale che aveva, sfuggendo per pochi istanti alla vita da belva oscura e ricercata.
Facendo attenzione a non strappare la pergamena, scriveva:

Caro Harry,
vorrei sperare che tu stia bene e che le preoccupazioni della prima prova del Torneo siano diventate certezze. Ho saputo dello scontro con lo Spinato da una chiacchierata origliata ai Tre Manici di Scopa. Fantastico, sono fiero di te! Mi dispiace soltanto non essere stato lì a tifare sugli spalti, come gli altri.


Pulì la pergamena dalla bava, si costrinse a tenere le labbra ben serrate e proseguì:

Non me la passo bene, e non posso nasconderti di essere stanco di fuggire, di essere legato alle mie fattezze animali, e più di tutto sono stanco del peso della solitudine. Non voglio darti noie, Harry, ma voglio essere sincero; per cui niente menzogne, desidero solo un rapporto costruito sulla verità, sempre, la più trasparente possibile. E' importante che tu lo sappia. Non è questa l'esistenza che vorrei - lontano da te - ma ti prometto che un giorno tutto cambierà, e non ci sentiremo più attraverso lettere macchiate di bava. Ti do la mia parola e la mia zampa!

Sirius sorrise. Un sorriso amaro, ombra della felicità. Tuttavia carico di speranza. Quando scriveva a Harry, parte della frustrazione spariva, ed era per questo che cercava di rendere quei momenti i più intensi possibili... Per dimenticare l'essere cane, e ricordare l'uomo che era.
Finì di scrivere la lettera raccontando delle sue giornate a vagabondare per Hogsmeade, cercando di tenere quanto più possibile la mano ferma sul foglio e riempire quelle ultime righe di ironia:

Sai, Harry, procurarsi il cibo non è poi così male se a sfamarti è una bella cliente della Testa di Porco. L'altro giorno ho passato la mattinata in sua compagnia. Da cane, naturalmente, ma devo ammettere che fare la parte del cucciolo abbandonato e farsi grattare le orecchie da una bella signora, devo ammettere, non è poi tanto male!

Emise un verso che risuonò tetro, nella caverna in cui si trovava assieme a Fierobecco. Lo scambiò per una risata. Infine scrisse i saluti a Harry, firmando la pergamena con la sua impronta. E un post scrittum:

Rispondi presto, appena puoi.

Felpato.
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Fuori dal sottoscala




Come ogni mattina, Harry fu svegliato da uno sbuffo di polvere sul naso.

Per scendere in cucina a fare colazione, suo cugino Dudley si preoccupava sempre di saltare su e giù dalle scale, così che il ripostiglio del sottoscala - camera di Harry - si riempisse di fastidiosi spifferi polverosi.

Dudley adorava prendere in giro Harry, adorava torturarlo, adorava farlo rimproverare da suo padre anche quando non aveva colpe, e ogni occasione era buona per divertirsi a spese del cuginetto, ormai adottato in casa Dursley da diversi anni. E probabilmente era questo a rendere Dudley così avvezzo ai dispetti; gelosia, difesa del proprio ambiente, come un animale selvatico che scaccia l’intruso di turno.

In cucina, come al solito, Harry era addetto alla preparazione della colazione, a con l’esperienza degli ultimi anni era diventato piuttosto bravo a preparare i piatti preferiti da Dudley.

Era domenica. Anche quella mattina era entrato in cucina in silenzio, ignorato dallo zio che leggeva il giornale, da Dudley che guardava i cartoni in tivù e da zia Petunia che allungava il collo come una giraffa fuori dalla finestra, spiando i vicini.

«Colazione!» disse Harry. Così i Dursley sedettero a tavola e iniziarono a mangiare. A Harry toccavano gli avanzi di Dudley, il che era sempre poca cosa, ma doveva adattarsi, lo sapeva bene.

«Ragazzo, sai cosa devi fare» borbottò zio Vernon a Harry alzandosi da tavola e ripulendo i baffi dalle briciole dei biscotti.

Per Harry, la domenica era giornata di pulizie in giardino. Togliere le erbacce, tagliare il prato, innaffiare i gerani della zia erano le mansioni domenicali che occupavano gran parte della giornata di Harry. Lo odiava, ma anche in questo caso doveva adattarsi, lo sapeva.

Dopo la pausa per il pranzo, Harry tornò in giardino per occuparsi delle erbacce del vialetto. Era un compito noioso – più noioso del resto dei lavori da giardiniere –, e cercava di non pensarci fantasticando sui Dursley, immaginandoli alle prese coi più disparati incidenti domestici. Ma ad attirare l’attenzione di Harry, quel pomeriggio, non fu nessuna fantasticheria sugli zii.

Mentre sradicava l’erba secca e la raccoglieva in un cestello, il suo sguardo si posò su una civetta appollaiata sul comignolo della casa di fronte. Aveva le piume arruffate e scure, e nel becco stringeva una lettera…

Harry lasciò per un attimo il cestello con le erbacce, e attraversò il vialetto per osservare meglio. Sì, era proprio una lettera! A quel punto, la civetta si alzò in volo con un fruscio d’ali, e dopo un semicerchio attorno il comignolo, atterrò ai piedi di Harry, rimasto impalato accanto la buca delle lettere dei vicini. La civetta fece schioccare il becco, lasciando cadere la lettera, poi, sempre con un fruscio d’ali, volò via, fino a scomparire nel cielo nuvoloso.

Iniziò a piovere quando Harry rientrò in casa, stanco ma incuriosito dalla lettera, ora nascosta nei jeans a scopo precauzionale. Harry non l’aveva ancora aperta, ma l’indirizzo era chiarissimo: “Al Sig. Harry Potter, vialetto del numero 4, Privet Drive, Little Winging, Surrey”.

Quello fu uno dei giorni più importanti della vita di Harry. Quella lettera l'avrebbe portato a cambiare vita. A vivere. Il giorno più importante... Finalmente fuori dal sottoscala.


...

Vorrei dedicare questo stralcio di racconto (scritto, lo si potrà notare, per impegnare una serata sul monotono andante) alla gente che non ama le favole, che non crede all'importanza delle piccole cose. Tesori, ai quali ci si può aggrappare sempre, e rendere migliore qualsiasi momento peggiore. Una "lettera", che può cambiare tutto, in qualsiasi momento.

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Caro Felpato,
spero che tu stia bene. Comincia a fare freddo qui. L'inverno è definitivamente alle porte. Sebbene io sia tornato a Hogwarts, mi sento più solo che mai. So che tu, più di chiunque altro, capirai. E' strano, sentirsi isolati dal mondo e allo stesso tempo sapere che qualcuno, al tuo fianco, è disposto a esserti amico e a fare di tutto per te.
Sono giorni che sento la rabbia invadermi, e ho paura di fare del male ai miei amici. Perché mi succede questo? Trovo inoltre insopportabile convivere con tutte le voci che il Ministero mette in giro, su me e Silente. Sono debole, ed è quello che vorrebbe Voldemort. Ma ultimamente faccio fatica a fidarmi della gente. Una volta mi hai detto che tutti abbiamo luce e oscurità, dentro. E se la mia parte di oscurità stesse prendendo il sopravvento? Se a scegliere non fossi io, ma Lui, per me?
A peggiorare la situazione è questa nuova megera del Ministero. Ha ficcato il naso dappertutto. E' scorretta, irritante. Persino Silente non sembra avere nessuna voce in capitolo, anche se credo che stia architettando qualcosa, qualcosa che sa solo lui. Ma la megera nel frattempo continua a umiliare la scuola e a screditare gli insegnanti. E' come una spia, con l'unica differenza che non si preoccupa di fare le cose di nascosto. E' sfrontata, e tutti la odiano, persino gente come la professoressa McGranitt.
Felpato, sono questi i momenti che fanno pesare la tua assenza. Anche se ho Ron, e Hermione, e Hagrid, mi mancano le tue parole, e la tua espressione sempre convinta che le cose, prima a poi, si aggiustano. E, ti confesso, che più di una volta, mi è capitato di avvicinarmi al camino pensando di venire a fare un salto al numero 12...

So che è irritante sentirselo dire, ma sta' lontano dai guai.
Stammi bene.

Harry
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I giovani Mangiamorte



Jedediah era il più piccolo del gruppo di ragazzi che abitavano nei pressi di Colle Smeraldo.
Rimaneva sempre in disparte, passando il tempo a osservare gli altri fare capannello sotto il vecchio salice piangente che sovrastava il Colle. Ma di tanto in tanto, il gruppo di ragazzi preferiva rinchiudersi in vecchie case abbandonate. Un'antica casa, lontano dal centro abitato e adiacente al cimitero, era il luogo prediletto per le "riunioni segrete". Le chiamava così Jedediah; e non osava avvicinarsi quando quei ragazzi - tra gli undici e i diciotto anni - preferivano occupare i pomeriggi caldi d'estate all'interno della casa, lontano da prati verdi e calura.
Ma Jedediah era sempre stato curioso. Cercava di immaginare cosa attirasse i ragazzi dentro quella casa immersa nell'aspra vegetazione estiva. Ma nonostante questo, non aveva mai osato pensare di spiare i ragazzi, magari da qualche buco tra le assi logore, o vetrate infrante.
Un pomeriggio di fine agosto, però, Jedediah decise di avventurarsi da solo nell'abitazione, prima che arrivassero gli altri. Superato il giardino abbandonato, provò a forzare il portone d'ingresso, e fu sorpreso di trovarlo aperto, senza catene o lucchetti a sbarrarne l'entrata.
La casa puzzava di vecchio, ed era sporca e vuota e brutta. C'era qualche sedia sparsa qua e là e nient'altro. Jedediah proseguì per le varie stanze: la cucina, lo studio, la camera degli ospiti.
A un certo punto Jedediah pensò che si era fatto tardi ed era meglio ritornare a casa. Fece per ritornare alla porta d'ingresso, ma improvvisamente udì delle voci provenire dal giardino. Si avvicinavano all'ingresso. Voci cariche di emozione.
- Oggi ce la faremo, ne sono certo.
- Cloude, hai detto la stessa cosa ieri, e l'altro ieri, e l'altro ieri ancora.
Jedediah iniziò ad avere paura. D'altronde aveva solo sei anni. Cosa sarebbe successo se l'avessero scoperto? Sapeva benissimo che la sua presenza non sarebbe stata gradita. Conosceva bene il gruppo di ragazzi di Colle Smeraldo. Si nascose in una stanza vuota, sperando di trovare il modo di lasciare la casa senza senza farsi scoprire.
I ragazzi entrarono nel salone da pranzo, Jedediah li sentì, e riuscì a vederli sbirciando da una fessura nella parete. La stanza dove si trovava coincideva col salone.
- Non perdete tempo, iniziamo - pronunciò cupo uno dei ragazzi più grandi.
I ragazzi impugnarono pezzi di legno sottile di varie dimensioni. Una luce verde spuntò dalla punta di ognuno di essi, poi, formando un cerchio a mezz'aria, i fasci luminosi si unirono fino a formarne un unico, più grande e più luminoso. Il ragazzo iniziò a parlare in una strana lingua, scandendo parole che Jedediah non riusciva a comprendere.
- Osclero Irriguo Osando! Adoro il Signore Oscuro! Osclero Irriguo Osando!
Il raggio verde illuminò completamente la stanza. Scintillava, sfrigolava nell'aria. Ed esplose, plasmando una densa nube di fumo nero.
La nube pulsava. I ragazzi la osservavano con gli occhi sbarrati dalla paura. Solo il ragazzo che aveva urlato le strane frasi sembrava non avere terrore di quella visione. Al contrario degli altri, la sua espressione era soddisfatta e gioiosa - Ce l'abbiamo fatta - esclamò. - Eccolo, il Marchio Nero. Adesso è nostro! -
La nube si era improvvisamente trasformata in un teschio enorme avvolto tra le spire di un grosso serpente. In silenzio, i ragazzi alzarono le braccia. Alcuni tremanti, altri tenendo lo sguardo basso. Il teschio e il serpente esplosero in un boato. Le folgori che ne scaturirono colpirono con precisione le braccia dei ragazzi. Urla e odore di pelle bruciata si mescolarono nell'aria satura di fumo scuro.
Jedediah aveva paura. Voleva scappare via lontano, ma era inchiodato alla parete. Non riuscì a trattenere un urlò di spavento alla vista degli avambracci ustionati e marchiati dei ragazzi.
- C'è qualcuno! - esclamò un ragazzo dai capelli biondi. - Bombarda! -
La parete che separava il salone da pranzo dal nascondiglio di Jedediah saltò per aria. Tra le polveri, il ragazzo dai capelli biondi prese Jedediah per un braccio. Jedediah sentiva dolore e continuava ad aver paura, sempre più. Sentiva le voci dei ragazzi chiedergli perché era lì, mentre il salone era diventato una macchia sfocata e indistinguibile. Perse i sensi.
Si risvegliò, in ginocchio, al centro del salone, attorniato dai ragazzi.
- Nessuno saprà di oggi pomeriggio - disse il ragazzo grande rivolto a Jedediah. - Crucio! -
Jedediah pensò agli incubi notturni, alle grida della madre quando sua nonna morì in ospedale in seguito a una grave malattia, ai temporali che gli facevano tanta paura, a qualunque cosa gli incutesse orrore e angoscia. Non riusciva a pensare ad altro. Urlava, lo sentiva lontano e vicino, a seconda delle fitte di dolore che provava al petto e alle tempie. Borbottò parole che non aveva neanche immaginato, qualcosa dentro di lui lo costringeva a graffiarsi il viso con le unghie.
Di colpo tutto cessò. Sentì la polvere a fiotti invadere le narici e i polmoni; cercava di respirare più velocemente possibile. Ancora in ginocchio.
- Nessuno saprà di oggi pomeriggio - ripetè la voce del ragazzo, poco prima di urlare "Avada Kedavra" in direzione di Jedediah.

I giornali locali scrissero che il bambino era morto in seguito a una puntura d'insetto, mentre si avventurava nella vecchia casa dei Malfoy. Ma le analisi autopsiche successive al decesso non diedero mai alcuna conferma.
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Harry Potter e il Principe Mezzosangue


Non vuole essere una recensione, ma solo un commento personale sul film visto ieri.

Chiaramente contiene SPOILER.


I commenti veloci e superficiali di questi giorni sul sesto film hanno invaso qualunque mezzo di comunicazione. Ulteriore conferma che al nome di Harry Potter corrisponde un fenomeno, un evento. Ma questo lo sapevamo già, no?

L'adattamento del libro mi ha convinto. Scontato, inutile, impossibile aspettarsi un film senza tagli. I due tasselli maggiormente sacrificati sono stati i Gaunt e le origini del Principe; il primo totalmente inesistente, il secondo trattato con scarsa attenzione. Tuttavia, almeno l'assenza dei Gaunt, secondo me la si può giustificare, e ai fini dell'economia della trama non guasta poi molto. Il problema di Yates è il voler perdersi - non so quanto voluto - nelle scene meno importanti; i siparietti, lo spaccare una pellicola oscura e carica di tensione con (troppe) battutine e azioni stupide; sono sì particolari che fanno parte della storia e delle atmosfere, ma vanno a scapito della trama, e inevitabilmente ne corrispondono relativi tagli. E riduzione della parti degli altri personaggi secondari. Yates continua a invadere le scene di comicità, il che ci può anche stare, ma il troppo stroppia, sempre. Il suo modo di fare ricorda Mike Newell, il precursore di questo stile. Modo di fare che rende tutto così commerciale...

La recitazione di Radcliffe mi è parsa leggermente migliore degli ultimi due film (pietosi), anche se riconosco che è pur sempre un ciocco di legno. Bravi (come sempre) Grint e la Watson; il primo per il modo spontaneo di interpretare Ron Weasley, la seconda per un'altra conferma a livello recitativo, nella parte di una Hermione dolcemente gelosa. Lode anche a Tom Felton, a suo agio nel ruolo impanicato e sconvolto psicologicamente di Draco, e ai due giovani attori che incarnano Voldemort nei ricordi. A parte Piton (perfetto e mellifluo anche questa volta) e Gambon (troppo simile al Gandalf il Grigio e lontano anni luce dal Silente dei libri e dei primi due film), il resto del vecchio cast compare pochissimo, purtroppo. Mentre la new entry Jim Broadbent dimostra di essere entrato perfettamente nello spirito del personaggio di Lumacorno.

A livello di scenografia e fotografia si rimane soddisfatti e illuminati. Spettacolari le ambientazioni e gli effetti visivi. L'atmosfera dei luoghi caratteristici descritti tante volte nei libri è resa bene come mai prima d'ora; dall'espresso di Hogwarts, alle scale pericolanti della Tana, all'accogliente camera di Ron, alle urla di gioia nella Sala di Ritrovo, senza dimenticare il meraviglioso e mastodontico negozio di scherzi di Fred e George. I particolari si notavano più che negli altri film. Un lavoro minuzioso per riportare sullo schermo i sapori e le piccole grandi sfumature dei libri.

Colonna sonora che in questo sesto capitolo è una grave mancanza. Un pratico riciclaggio di pezzi del quinto film e alcuni rimandi ai vecchi temi musicali di John Williams. Qualche buono spunto, ma il peso di melodie efficaci si sente.

L’inserimento delle scene inedite è un ottimo spunto, e non rovina né pregiudica la storia. L’attacco iniziale da parte dei Mangiamorte a Londra e l’incendio della Tana sono momenti carichi di tensione che ricordano qual è l’aria che si respira oltre i confini di Hogwarts. Scene inedite che fanno in modo di gettare nella mischia personaggi quali Tonks e Lupin, totalmente in disparte per tutto il resto del film.

Concludendo, il film mi è piaciuto, l'emozione c'è stata, e tutto sommato era come me lo immaginavo. Il fatto di non vedere un film che rende giustizia al libro per me non è mai stato un problema. Il plot è cambiato, su questo concordano tutti, ma va bene lo stesso, per me. Sarà che non sono obiettivo, sarà che basta poco... che mi basta vedere il castello di Hogwarts e qualche effetto speciale per rimanere contento e andarme via con la fantasia per due ore e mezza, che poi è anche ciò che cerco da questo cinema.

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Ritorno a Villa Conchiglia



Nella vita, pochi sono gli amici fedeli. Quelli veri, che darebbero la vita per te, quelli che ti ammazzerebbero anche, per la smisurata voglia di difenderti e per l'immenso affetto. La fortuna di trovare e avere a fianco amici così non capita a tutti; un posto felice in cui trovare sempre aiuto e voglia di vivere.
Dedico questo racconto - che vuole anche essere una piccola celebrazione al prossimo capitolo cinematografico da domani nelle sale - a un personaggio unico. Forse quello più bello, uscito dalla fantasia di Jo Rowling: Dobby, l'elfo domestico. Un simbolo (ideale) alla fedeltà.

* * *

Si trovava nei pressi di Villa Conchiglia da solo. Era tutto così reale, ma Harry sapeva di trovarsi in uno dei suoi sogni; una nebbiolina avvolgeva ogni cosa, patinando l'aria di grigio.
Il rumore del mare era l'unico suono circostante; il resto dei suoni (il vento, gli uccelli nel cielo, l'ondeggiare degli alberi) erano isolati acusticamente, forse colpa della nebbia. Harry era tranquillo, e passeggiava attorno la villa osservando ogni particolare. Allontanandosi dall'abitazione finì per sedersi su uno scoglio, un centinaio di metri poco lontano.
Era concentrato nei suoi pensieri quando una piccola, soffocata esplosione lo fece trasalire. Da una nuvoletta di fumo alla sua destra vide sbucare una creaturina tutta orecchi e occhi e naso a punta...
- Dobby! - esclamò Harry. L'elfo fece un gran sorriso - Harry Potter, signore! -
Rimasero a guardarsi per qualche secondo senza dire una parola, poi...
- Che ci fai qui, Dobby? -
- Ci tenevo a incontrare ancora una volta Harry Potter - squittì l'elfo tutto contento. Questa volta fu Harry a sorridere, ma tristemente. - Tu sei morto, Dobby -
- Lo so, ma questo è sogno, Harry Potter. Sono morto. E' lì - disse Dobby indicando qualcosa poco lontano, vicino le radici di un albero - la mia tomba. Harry Potter l'ha scavata per me, senza magia -
- Già, ricordo - rispose Harry. "Qui giace Dobby, un elfo libero".
- Non deve essere triste, Harry Potter! Dobby è felice, Dobby è libero e sereno, ora.
- Mi fa piacere, Dobby, davvero. Ma avrei voluto salvarti. Se tornassi indietro, io...
- Su, su, Harry Potter! Va bene così. Harry Potter non deve essere triste per Dobby.
L'elfo domestico sorrise ancora, da amico caro e un po' ingenuo, sorrise a Harry. Poi senza dire una parola fece schioccare le dita, com'era suo solito. Una nuvola di fumo lo inghiottì mentre il paesaggio circostante si diradava, diventando pian piano una distesa infinita di bianco.
Il sogno era finito. Harry aprì gli occhi e, inforcando gli occhiali, si accorse di avere il viso inumidido dalla lacrime.
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Letture & Biblioteche




Sala di ritrovo di Grifondoro. 9:00 pm


- Dove sei stata tutto il pomeriggio? -
- Io? Ehm. Be', in biblioteca, naturalmente. Ho iniziato il compito di Babbanologia -
- Ma la recensione è da consegnare alla fine del semestre, Hermione! -
- Lo so. Ma ho già scelto il libro babbano da recensire, e visto che non avevo niente da fare... -
- Ho capito. Sei già a metà libro. Comunque io sono passato dalla biblioteca, e non c'eri. Pensavo di trovare Harry, ma non c'era nemmeno lui -
- Probabilmente non mi hai vista. Io sono sempre stata lì. Sempre, tutto il pomeriggio, finora, non ho incontrato nessuno, sono rimasta a leggere... ho preso appunti... ho steso la bozza introduttiva della recensione... ho firmato il permesso della biblioteca per prendere in prestito il libro, ho... -
- Hermione, ho capito! Eri in biblioteca, non c'è bisogno di elencare tutti i particolari del tuo "splendido" pomeriggio passato in compagnia di... -
- Di nessuno, Ronald. Sono stata sempre da sola, ho detto -
- ... di un libro babbano. Ma che hai, Hermione? Sei strana. Più del solito, intendo. Le letture babbane ti sconvolgono così tanto? -
- Scolvolta? Non sono sconvolta. Sto benissimo. Sono solo un po' stanca. Penso che andrò a dormire. Sì, meglio dormirci su. Vado. Buonanotte, Ron -

Dal buco del ritrarro entra Harry

- Ciao, Ron -
- Oh, Harry, ciao. Dove sei stato? -
- Io? Sono stato tutto il pomeriggio in biblioteca -



N.d.M.: a voi immaginare cosa sia accadatuto quel pomeriggio in biblioteca. Cos'ha fatto Hermione, oltre a leggere; cos'ha fatto Harry (che in biblioteca effettivamente non c'era); cosa si è perso Ron...
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