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Ho abbandonato le audio letture. Il tempo di una prima prova e rinuncio... Be', ho pensato che non era una grande idea. Meglio starsene zitti, e lasciare spazio alle parole scritte.

Al di fuori di Hogwarts sono qui: http://pfthewall.blogspot.com/

Firmato Felpato




Scrivere gli riusciva sempre più difficile. Le numerose trasformazioni succhiavano via quel che restava di umano, lasciando spazio ad azioni e fattezze sempre più selvagge.
Scriveva a Harry, Sirius, nascosto in un boschetto non lontano dal villaggio di Hogsmeade. Rubando l'occorrente necessario a un vecchio postino del villaggio, si preoccupava di tenere vivo l'unico ed esclusivo contatto sociale che aveva, sfuggendo per pochi istanti alla vita da belva oscura e ricercata.
Facendo attenzione a non strappare la pergamena, scriveva:

Caro Harry,
vorrei sperare che tu stia bene e che le preoccupazioni della prima prova del Torneo siano diventate certezze. Ho saputo dello scontro con lo Spinato da una chiacchierata origliata ai Tre Manici di Scopa. Fantastico, sono fiero di te! Mi dispiace soltanto non essere stato lì a tifare sugli spalti, come gli altri.


Pulì la pergamena dalla bava, si costrinse a tenere le labbra ben serrate e proseguì:

Non me la passo bene, e non posso nasconderti di essere stanco di fuggire, di essere legato alle mie fattezze animali, e più di tutto sono stanco del peso della solitudine. Non voglio darti noie, Harry, ma voglio essere sincero; per cui niente menzogne, desidero solo un rapporto costruito sulla verità, sempre, la più trasparente possibile. E' importante che tu lo sappia. Non è questa l'esistenza che vorrei - lontano da te - ma ti prometto che un giorno tutto cambierà, e non ci sentiremo più attraverso lettere macchiate di bava. Ti do la mia parola e la mia zampa!

Sirius sorrise. Un sorriso amaro, ombra della felicità. Tuttavia carico di speranza. Quando scriveva a Harry, parte della frustrazione spariva, ed era per questo che cercava di rendere quei momenti i più intensi possibili... Per dimenticare l'essere cane, e ricordare l'uomo che era.
Finì di scrivere la lettera raccontando delle sue giornate a vagabondare per Hogsmeade, cercando di tenere quanto più possibile la mano ferma sul foglio e riempire quelle ultime righe di ironia:

Sai, Harry, procurarsi il cibo non è poi così male se a sfamarti è una bella cliente della Testa di Porco. L'altro giorno ho passato la mattinata in sua compagnia. Da cane, naturalmente, ma devo ammettere che fare la parte del cucciolo abbandonato e farsi grattare le orecchie da una bella signora, devo ammettere, non è poi tanto male!

Emise un verso che risuonò tetro, nella caverna in cui si trovava assieme a Fierobecco. Lo scambiò per una risata. Infine scrisse i saluti a Harry, firmando la pergamena con la sua impronta. E un post scrittum:

Rispondi presto, appena puoi.

Felpato.
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Fuori dal sottoscala




Come ogni mattina, Harry fu svegliato da uno sbuffo di polvere sul naso.

Per scendere in cucina a fare colazione, suo cugino Dudley si preoccupava sempre di saltare su e giù dalle scale, così che il ripostiglio del sottoscala - camera di Harry - si riempisse di fastidiosi spifferi polverosi.

Dudley adorava prendere in giro Harry, adorava torturarlo, adorava farlo rimproverare da suo padre anche quando non aveva colpe, e ogni occasione era buona per divertirsi a spese del cuginetto, ormai adottato in casa Dursley da diversi anni. E probabilmente era questo a rendere Dudley così avvezzo ai dispetti; gelosia, difesa del proprio ambiente, come un animale selvatico che scaccia l’intruso di turno.

In cucina, come al solito, Harry era addetto alla preparazione della colazione, a con l’esperienza degli ultimi anni era diventato piuttosto bravo a preparare i piatti preferiti da Dudley.

Era domenica. Anche quella mattina era entrato in cucina in silenzio, ignorato dallo zio che leggeva il giornale, da Dudley che guardava i cartoni in tivù e da zia Petunia che allungava il collo come una giraffa fuori dalla finestra, spiando i vicini.

«Colazione!» disse Harry. Così i Dursley sedettero a tavola e iniziarono a mangiare. A Harry toccavano gli avanzi di Dudley, il che era sempre poca cosa, ma doveva adattarsi, lo sapeva bene.

«Ragazzo, sai cosa devi fare» borbottò zio Vernon a Harry alzandosi da tavola e ripulendo i baffi dalle briciole dei biscotti.

Per Harry, la domenica era giornata di pulizie in giardino. Togliere le erbacce, tagliare il prato, innaffiare i gerani della zia erano le mansioni domenicali che occupavano gran parte della giornata di Harry. Lo odiava, ma anche in questo caso doveva adattarsi, lo sapeva.

Dopo la pausa per il pranzo, Harry tornò in giardino per occuparsi delle erbacce del vialetto. Era un compito noioso – più noioso del resto dei lavori da giardiniere –, e cercava di non pensarci fantasticando sui Dursley, immaginandoli alle prese coi più disparati incidenti domestici. Ma ad attirare l’attenzione di Harry, quel pomeriggio, non fu nessuna fantasticheria sugli zii.

Mentre sradicava l’erba secca e la raccoglieva in un cestello, il suo sguardo si posò su una civetta appollaiata sul comignolo della casa di fronte. Aveva le piume arruffate e scure, e nel becco stringeva una lettera…

Harry lasciò per un attimo il cestello con le erbacce, e attraversò il vialetto per osservare meglio. Sì, era proprio una lettera! A quel punto, la civetta si alzò in volo con un fruscio d’ali, e dopo un semicerchio attorno il comignolo, atterrò ai piedi di Harry, rimasto impalato accanto la buca delle lettere dei vicini. La civetta fece schioccare il becco, lasciando cadere la lettera, poi, sempre con un fruscio d’ali, volò via, fino a scomparire nel cielo nuvoloso.

Iniziò a piovere quando Harry rientrò in casa, stanco ma incuriosito dalla lettera, ora nascosta nei jeans a scopo precauzionale. Harry non l’aveva ancora aperta, ma l’indirizzo era chiarissimo: “Al Sig. Harry Potter, vialetto del numero 4, Privet Drive, Little Winging, Surrey”.

Quello fu uno dei giorni più importanti della vita di Harry. Quella lettera l'avrebbe portato a cambiare vita. A vivere. Il giorno più importante... Finalmente fuori dal sottoscala.


...

Vorrei dedicare questo stralcio di racconto (scritto, lo si potrà notare, per impegnare una serata sul monotono andante) alla gente che non ama le favole, che non crede all'importanza delle piccole cose. Tesori, ai quali ci si può aggrappare sempre, e rendere migliore qualsiasi momento peggiore. Una "lettera", che può cambiare tutto, in qualsiasi momento.

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Caro Felpato,
spero che tu stia bene. Comincia a fare freddo qui. L'inverno è definitivamente alle porte. Sebbene io sia tornato a Hogwarts, mi sento più solo che mai. So che tu, più di chiunque altro, capirai. E' strano, sentirsi isolati dal mondo e allo stesso tempo sapere che qualcuno, al tuo fianco, è disposto a esserti amico e a fare di tutto per te.
Sono giorni che sento la rabbia invadermi, e ho paura di fare del male ai miei amici. Perché mi succede questo? Trovo inoltre insopportabile convivere con tutte le voci che il Ministero mette in giro, su me e Silente. Sono debole, ed è quello che vorrebbe Voldemort. Ma ultimamente faccio fatica a fidarmi della gente. Una volta mi hai detto che tutti abbiamo luce e oscurità, dentro. E se la mia parte di oscurità stesse prendendo il sopravvento? Se a scegliere non fossi io, ma Lui, per me?
A peggiorare la situazione è questa nuova megera del Ministero. Ha ficcato il naso dappertutto. E' scorretta, irritante. Persino Silente non sembra avere nessuna voce in capitolo, anche se credo che stia architettando qualcosa, qualcosa che sa solo lui. Ma la megera nel frattempo continua a umiliare la scuola e a screditare gli insegnanti. E' come una spia, con l'unica differenza che non si preoccupa di fare le cose di nascosto. E' sfrontata, e tutti la odiano, persino gente come la professoressa McGranitt.
Felpato, sono questi i momenti che fanno pesare la tua assenza. Anche se ho Ron, e Hermione, e Hagrid, mi mancano le tue parole, e la tua espressione sempre convinta che le cose, prima a poi, si aggiustano. E, ti confesso, che più di una volta, mi è capitato di avvicinarmi al camino pensando di venire a fare un salto al numero 12...

So che è irritante sentirselo dire, ma sta' lontano dai guai.
Stammi bene.

Harry
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I giovani Mangiamorte



Jedediah era il più piccolo del gruppo di ragazzi che abitavano nei pressi di Colle Smeraldo.
Rimaneva sempre in disparte, passando il tempo a osservare gli altri fare capannello sotto il vecchio salice piangente che sovrastava il Colle. Ma di tanto in tanto, il gruppo di ragazzi preferiva rinchiudersi in vecchie case abbandonate. Un'antica casa, lontano dal centro abitato e adiacente al cimitero, era il luogo prediletto per le "riunioni segrete". Le chiamava così Jedediah; e non osava avvicinarsi quando quei ragazzi - tra gli undici e i diciotto anni - preferivano occupare i pomeriggi caldi d'estate all'interno della casa, lontano da prati verdi e calura.
Ma Jedediah era sempre stato curioso. Cercava di immaginare cosa attirasse i ragazzi dentro quella casa immersa nell'aspra vegetazione estiva. Ma nonostante questo, non aveva mai osato pensare di spiare i ragazzi, magari da qualche buco tra le assi logore, o vetrate infrante.
Un pomeriggio di fine agosto, però, Jedediah decise di avventurarsi da solo nell'abitazione, prima che arrivassero gli altri. Superato il giardino abbandonato, provò a forzare il portone d'ingresso, e fu sorpreso di trovarlo aperto, senza catene o lucchetti a sbarrarne l'entrata.
La casa puzzava di vecchio, ed era sporca e vuota e brutta. C'era qualche sedia sparsa qua e là e nient'altro. Jedediah proseguì per le varie stanze: la cucina, lo studio, la camera degli ospiti.
A un certo punto Jedediah pensò che si era fatto tardi ed era meglio ritornare a casa. Fece per ritornare alla porta d'ingresso, ma improvvisamente udì delle voci provenire dal giardino. Si avvicinavano all'ingresso. Voci cariche di emozione.
- Oggi ce la faremo, ne sono certo.
- Cloude, hai detto la stessa cosa ieri, e l'altro ieri, e l'altro ieri ancora.
Jedediah iniziò ad avere paura. D'altronde aveva solo sei anni. Cosa sarebbe successo se l'avessero scoperto? Sapeva benissimo che la sua presenza non sarebbe stata gradita. Conosceva bene il gruppo di ragazzi di Colle Smeraldo. Si nascose in una stanza vuota, sperando di trovare il modo di lasciare la casa senza senza farsi scoprire.
I ragazzi entrarono nel salone da pranzo, Jedediah li sentì, e riuscì a vederli sbirciando da una fessura nella parete. La stanza dove si trovava coincideva col salone.
- Non perdete tempo, iniziamo - pronunciò cupo uno dei ragazzi più grandi.
I ragazzi impugnarono pezzi di legno sottile di varie dimensioni. Una luce verde spuntò dalla punta di ognuno di essi, poi, formando un cerchio a mezz'aria, i fasci luminosi si unirono fino a formarne un unico, più grande e più luminoso. Il ragazzo iniziò a parlare in una strana lingua, scandendo parole che Jedediah non riusciva a comprendere.
- Osclero Irriguo Osando! Adoro il Signore Oscuro! Osclero Irriguo Osando!
Il raggio verde illuminò completamente la stanza. Scintillava, sfrigolava nell'aria. Ed esplose, plasmando una densa nube di fumo nero.
La nube pulsava. I ragazzi la osservavano con gli occhi sbarrati dalla paura. Solo il ragazzo che aveva urlato le strane frasi sembrava non avere terrore di quella visione. Al contrario degli altri, la sua espressione era soddisfatta e gioiosa - Ce l'abbiamo fatta - esclamò. - Eccolo, il Marchio Nero. Adesso è nostro! -
La nube si era improvvisamente trasformata in un teschio enorme avvolto tra le spire di un grosso serpente. In silenzio, i ragazzi alzarono le braccia. Alcuni tremanti, altri tenendo lo sguardo basso. Il teschio e il serpente esplosero in un boato. Le folgori che ne scaturirono colpirono con precisione le braccia dei ragazzi. Urla e odore di pelle bruciata si mescolarono nell'aria satura di fumo scuro.
Jedediah aveva paura. Voleva scappare via lontano, ma era inchiodato alla parete. Non riuscì a trattenere un urlò di spavento alla vista degli avambracci ustionati e marchiati dei ragazzi.
- C'è qualcuno! - esclamò un ragazzo dai capelli biondi. - Bombarda! -
La parete che separava il salone da pranzo dal nascondiglio di Jedediah saltò per aria. Tra le polveri, il ragazzo dai capelli biondi prese Jedediah per un braccio. Jedediah sentiva dolore e continuava ad aver paura, sempre più. Sentiva le voci dei ragazzi chiedergli perché era lì, mentre il salone era diventato una macchia sfocata e indistinguibile. Perse i sensi.
Si risvegliò, in ginocchio, al centro del salone, attorniato dai ragazzi.
- Nessuno saprà di oggi pomeriggio - disse il ragazzo grande rivolto a Jedediah. - Crucio! -
Jedediah pensò agli incubi notturni, alle grida della madre quando sua nonna morì in ospedale in seguito a una grave malattia, ai temporali che gli facevano tanta paura, a qualunque cosa gli incutesse orrore e angoscia. Non riusciva a pensare ad altro. Urlava, lo sentiva lontano e vicino, a seconda delle fitte di dolore che provava al petto e alle tempie. Borbottò parole che non aveva neanche immaginato, qualcosa dentro di lui lo costringeva a graffiarsi il viso con le unghie.
Di colpo tutto cessò. Sentì la polvere a fiotti invadere le narici e i polmoni; cercava di respirare più velocemente possibile. Ancora in ginocchio.
- Nessuno saprà di oggi pomeriggio - ripetè la voce del ragazzo, poco prima di urlare "Avada Kedavra" in direzione di Jedediah.

I giornali locali scrissero che il bambino era morto in seguito a una puntura d'insetto, mentre si avventurava nella vecchia casa dei Malfoy. Ma le analisi autopsiche successive al decesso non diedero mai alcuna conferma.
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Harry Potter e il Principe Mezzosangue


Non vuole essere una recensione, ma solo un commento personale sul film visto ieri.

Chiaramente contiene SPOILER.


I commenti veloci e superficiali di questi giorni sul sesto film hanno invaso qualunque mezzo di comunicazione. Ulteriore conferma che al nome di Harry Potter corrisponde un fenomeno, un evento. Ma questo lo sapevamo già, no?

L'adattamento del libro mi ha convinto. Scontato, inutile, impossibile aspettarsi un film senza tagli. I due tasselli maggiormente sacrificati sono stati i Gaunt e le origini del Principe; il primo totalmente inesistente, il secondo trattato con scarsa attenzione. Tuttavia, almeno l'assenza dei Gaunt, secondo me la si può giustificare, e ai fini dell'economia della trama non guasta poi molto. Il problema di Yates è il voler perdersi - non so quanto voluto - nelle scene meno importanti; i siparietti, lo spaccare una pellicola oscura e carica di tensione con (troppe) battutine e azioni stupide; sono sì particolari che fanno parte della storia e delle atmosfere, ma vanno a scapito della trama, e inevitabilmente ne corrispondono relativi tagli. E riduzione della parti degli altri personaggi secondari. Yates continua a invadere le scene di comicità, il che ci può anche stare, ma il troppo stroppia, sempre. Il suo modo di fare ricorda Mike Newell, il precursore di questo stile. Modo di fare che rende tutto così commerciale...

La recitazione di Radcliffe mi è parsa leggermente migliore degli ultimi due film (pietosi), anche se riconosco che è pur sempre un ciocco di legno. Bravi (come sempre) Grint e la Watson; il primo per il modo spontaneo di interpretare Ron Weasley, la seconda per un'altra conferma a livello recitativo, nella parte di una Hermione dolcemente gelosa. Lode anche a Tom Felton, a suo agio nel ruolo impanicato e sconvolto psicologicamente di Draco, e ai due giovani attori che incarnano Voldemort nei ricordi. A parte Piton (perfetto e mellifluo anche questa volta) e Gambon (troppo simile al Gandalf il Grigio e lontano anni luce dal Silente dei libri e dei primi due film), il resto del vecchio cast compare pochissimo, purtroppo. Mentre la new entry Jim Broadbent dimostra di essere entrato perfettamente nello spirito del personaggio di Lumacorno.

A livello di scenografia e fotografia si rimane soddisfatti e illuminati. Spettacolari le ambientazioni e gli effetti visivi. L'atmosfera dei luoghi caratteristici descritti tante volte nei libri è resa bene come mai prima d'ora; dall'espresso di Hogwarts, alle scale pericolanti della Tana, all'accogliente camera di Ron, alle urla di gioia nella Sala di Ritrovo, senza dimenticare il meraviglioso e mastodontico negozio di scherzi di Fred e George. I particolari si notavano più che negli altri film. Un lavoro minuzioso per riportare sullo schermo i sapori e le piccole grandi sfumature dei libri.

Colonna sonora che in questo sesto capitolo è una grave mancanza. Un pratico riciclaggio di pezzi del quinto film e alcuni rimandi ai vecchi temi musicali di John Williams. Qualche buono spunto, ma il peso di melodie efficaci si sente.

L’inserimento delle scene inedite è un ottimo spunto, e non rovina né pregiudica la storia. L’attacco iniziale da parte dei Mangiamorte a Londra e l’incendio della Tana sono momenti carichi di tensione che ricordano qual è l’aria che si respira oltre i confini di Hogwarts. Scene inedite che fanno in modo di gettare nella mischia personaggi quali Tonks e Lupin, totalmente in disparte per tutto il resto del film.

Concludendo, il film mi è piaciuto, l'emozione c'è stata, e tutto sommato era come me lo immaginavo. Il fatto di non vedere un film che rende giustizia al libro per me non è mai stato un problema. Il plot è cambiato, su questo concordano tutti, ma va bene lo stesso, per me. Sarà che non sono obiettivo, sarà che basta poco... che mi basta vedere il castello di Hogwarts e qualche effetto speciale per rimanere contento e andarme via con la fantasia per due ore e mezza, che poi è anche ciò che cerco da questo cinema.

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Ritorno a Villa Conchiglia



Nella vita, pochi sono gli amici fedeli. Quelli veri, che darebbero la vita per te, quelli che ti ammazzerebbero anche, per la smisurata voglia di difenderti e per l'immenso affetto. La fortuna di trovare e avere a fianco amici così non capita a tutti; un posto felice in cui trovare sempre aiuto e voglia di vivere.
Dedico questo racconto - che vuole anche essere una piccola celebrazione al prossimo capitolo cinematografico da domani nelle sale - a un personaggio unico. Forse quello più bello, uscito dalla fantasia di Jo Rowling: Dobby, l'elfo domestico. Un simbolo (ideale) alla fedeltà.

* * *

Si trovava nei pressi di Villa Conchiglia da solo. Era tutto così reale, ma Harry sapeva di trovarsi in uno dei suoi sogni; una nebbiolina avvolgeva ogni cosa, patinando l'aria di grigio.
Il rumore del mare era l'unico suono circostante; il resto dei suoni (il vento, gli uccelli nel cielo, l'ondeggiare degli alberi) erano isolati acusticamente, forse colpa della nebbia. Harry era tranquillo, e passeggiava attorno la villa osservando ogni particolare. Allontanandosi dall'abitazione finì per sedersi su uno scoglio, un centinaio di metri poco lontano.
Era concentrato nei suoi pensieri quando una piccola, soffocata esplosione lo fece trasalire. Da una nuvoletta di fumo alla sua destra vide sbucare una creaturina tutta orecchi e occhi e naso a punta...
- Dobby! - esclamò Harry. L'elfo fece un gran sorriso - Harry Potter, signore! -
Rimasero a guardarsi per qualche secondo senza dire una parola, poi...
- Che ci fai qui, Dobby? -
- Ci tenevo a incontrare ancora una volta Harry Potter - squittì l'elfo tutto contento. Questa volta fu Harry a sorridere, ma tristemente. - Tu sei morto, Dobby -
- Lo so, ma questo è sogno, Harry Potter. Sono morto. E' lì - disse Dobby indicando qualcosa poco lontano, vicino le radici di un albero - la mia tomba. Harry Potter l'ha scavata per me, senza magia -
- Già, ricordo - rispose Harry. "Qui giace Dobby, un elfo libero".
- Non deve essere triste, Harry Potter! Dobby è felice, Dobby è libero e sereno, ora.
- Mi fa piacere, Dobby, davvero. Ma avrei voluto salvarti. Se tornassi indietro, io...
- Su, su, Harry Potter! Va bene così. Harry Potter non deve essere triste per Dobby.
L'elfo domestico sorrise ancora, da amico caro e un po' ingenuo, sorrise a Harry. Poi senza dire una parola fece schioccare le dita, com'era suo solito. Una nuvola di fumo lo inghiottì mentre il paesaggio circostante si diradava, diventando pian piano una distesa infinita di bianco.
Il sogno era finito. Harry aprì gli occhi e, inforcando gli occhiali, si accorse di avere il viso inumidido dalla lacrime.
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Letture & Biblioteche




Sala di ritrovo di Grifondoro. 9:00 pm


- Dove sei stata tutto il pomeriggio? -
- Io? Ehm. Be', in biblioteca, naturalmente. Ho iniziato il compito di Babbanologia -
- Ma la recensione è da consegnare alla fine del semestre, Hermione! -
- Lo so. Ma ho già scelto il libro babbano da recensire, e visto che non avevo niente da fare... -
- Ho capito. Sei già a metà libro. Comunque io sono passato dalla biblioteca, e non c'eri. Pensavo di trovare Harry, ma non c'era nemmeno lui -
- Probabilmente non mi hai vista. Io sono sempre stata lì. Sempre, tutto il pomeriggio, finora, non ho incontrato nessuno, sono rimasta a leggere... ho preso appunti... ho steso la bozza introduttiva della recensione... ho firmato il permesso della biblioteca per prendere in prestito il libro, ho... -
- Hermione, ho capito! Eri in biblioteca, non c'è bisogno di elencare tutti i particolari del tuo "splendido" pomeriggio passato in compagnia di... -
- Di nessuno, Ronald. Sono stata sempre da sola, ho detto -
- ... di un libro babbano. Ma che hai, Hermione? Sei strana. Più del solito, intendo. Le letture babbane ti sconvolgono così tanto? -
- Scolvolta? Non sono sconvolta. Sto benissimo. Sono solo un po' stanca. Penso che andrò a dormire. Sì, meglio dormirci su. Vado. Buonanotte, Ron -

Dal buco del ritrarro entra Harry

- Ciao, Ron -
- Oh, Harry, ciao. Dove sei stato? -
- Io? Sono stato tutto il pomeriggio in biblioteca -



N.d.M.: a voi immaginare cosa sia accadatuto quel pomeriggio in biblioteca. Cos'ha fatto Hermione, oltre a leggere; cos'ha fatto Harry (che in biblioteca effettivamente non c'era); cosa si è perso Ron...
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Questione di cicatrice



Chissà com'è, sentirsi liberi di sognare. Non avere incubi, o voci disincarnate a riempirti la mente di frasi crudeli. Possedere un livello inconscio che mai porterà alla luce oscure presenze e vecchi e tristi ricordi.
Pensava a questo, Harry, steso sul letto con la mano alla fronte. Il bruciore alla cicatrice stava passando, anche grazie al vento fresco che soffiava dalla finestra spalancata. Si sentiva esausto, senza alcuna voglia di muoversi da quella posizione. Con rabbia, pensò al modo di schermare la presenza di Voldemort dalla sua mente; evitare di essere il suo burattino. Ma c'era davvero un modo? Convivere con il sibilo di un serpente nella testa non lo augurava a nessuno...

Rilesse la lettera di Sirius, il quale consigliava calma e pazienza, di non alimentare le paure, perché era ciò che Voldemort voleva. Il suo padrino era lontano, chissà dove, con Fierobecco, ma quella lettera riportò Harry indietro di qualche settimana, quando Black era al suo fianco, e insieme osservavano il castello di Hogwarts alla luce della luna, progettando una vita assieme. Già, la luna... Se non fosse stato per quella notte forse ora non sarebbe lì, a Privet Drive numero 4, con i postumi dell'ennesimo incubo a tenerlo sveglio. Decise di non pensarci più.

Le ore passavano, Harry era stanco, voleva dormire ma non riusciva ad addormentarsi. Lasciò quindi il letto e si avvicinò alla finestra. Il cielo notturno era tranquillo e sereno, e fu quello a placare un po' la sua inquietudine. Nonostante tutto cercò di rilassarsi, immaginando Sirius volare fino alla sua finestra, in groppa a Fierobecco, per poi ripartire assieme, lasciandosi alle spalle la vecchia camera di Dudley e un mucchio di pensieri che avrebbero riempito anche il pensatoio più capiente, evitando di farne una questione di cicatrice.
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Morti



Tutto, intorno a Harry, era ridotto in cenere. La casa, l'orto, il capanno degli attrezzi babbani del signor Weasley, e il giardino che un tempo aveva disinfestato dall'attacco degli gnomi. Ogni cosa distrutta. Fili di fumo continuavano a serpeggiare nell'aria grigia e irrespirabile, qualcosa bruciava ancora sotto le macerie della Tana. L'attacco dei Mangiamorte era stato fulmineo e devastante. Nessuno aveva avuto il tempo di contrattaccare. Li avevano scovati e sterminati tutti assieme. Harry non riusciva a credere che l'unico superstite della strage fosse lui. Immobile, osservando quel che rimaneva di uno dei suoi rifugi preferiti, non piangeva di disperazione, cosa che si aspettava. Non riusciva a credere a ciò che aveva d'avanti.
Passarono ore, e l'aria sporca di cenere continuava a turbinare attorno a Harry, spandendo odori acri tra i resti dell'incendio. Lentamente, iniziò a provare il senso di perdita, a capire, e piangere i suoi amici. Ron, Hermione, Ginny, i Weasley, Lupin, Malocchio...
Una piccola parte di lui voleva continuare a credere che quel massacro fosse soltanto frutto di uno dei tanti incubi notturni, di quelle visioni che per anni era stato costretto a vivere e sopportare, soffrendo. Visioni che, d'altra parte, sapeva di dover continuare a subire. Che quel disastro non era il culmine del dolore, che avrebbe continuato ancora a penare. Per quanto?
Passarono altre ore, calò la notte. I primi membri del Ministero giunsero materializzandosi sul posto. C'era anche Hagrid, scampato alla morte per pura fortuna: non era lì alla Tana al momento dell'attacco. Il gigante avvicinò Harry a sé, abbracciandolo forte - la barba umida e gli occhi tristi, in silenzio. Ma non riuscì a trattenere i singhiozzi quando la squadra speciale del Ministero estrasse uno a uno i cadaveri dalla macerie. La rabbia di Harry esplose all'improvviso. Le urla sopite nel petto fino a quel momento ruppero l'aria greve. Cadde in ginocchio sulle ceneri, battendo i pugni per terra. Ricordò di quella notte in cui divenne orfano, i lampi di luce verde e le grida di sua madre; ricordò di Cedric, di Sirius, di Silente, di tutte la gente che quella guerra contro le forze oscure gli aveva sottratto. Non poteva andare avanti così. Aveva perso tutto.
Il peso della responsabilità ora più che mai gravava sulle sue spalle. Doveva sconfiggere Voldemort, e nello stesso tempo soddisfare la propria vendetta, così da dare pace e riposo ai caduti.
- Dove andrai, Harry? -
- A Hogwarts. E' lì che lo troverò. Il castello è l'unico luogo che gli rimane da conquistare. Sarà lì. E io lo ucciderò. Sì, Hagrid, lo ucciderò. Te lo prometto.
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A Window to the Past


«Com’era mio padre?»
«Era… era un brav’uomo. Un amico come pochi altri. Leale, sincero, altruista. Forse non tutti sono così fortunati da incontrare un amico come tuo padre nella propria vita. Vedi, Harry, non ti parlo così perché non c’è più. Non sono un ipocrita, Harry. Tuo padre era un ragazzo vivace e qui a Hogwarts ne ha combinate delle belle» sorrise Lupin. «Ma tuo padre era una persona eccezionale. E per i problemi, i guai… be’, trovava sempre una soluzione».
Dopo la chiacchierata con il professor Lupin, Harry tornò in sala di ritrovo ad aspettare Ron e Hermione, fuori per la gita a Hogsmeade. Il pomeriggio non era stato tanto male, e restare col professor Lupin non fu molto diverso dal passare un po’ di tempo insieme a un amico. Il legame tra suo padre e il professor Lupin lo percepiva a pelle, e quei racconti, quei ricordi di uno dei migliori amici di suo padre, gli riscaldarono il petto di emozioni.
Ma il pensiero di un destino bieco e ostile gli baluginò alla mente come le fiammelle del camino appena acceso. La vita, fino a quel momento, gli aveva più portato via che donato qualcosa. Aveva perso tutta la famiglia, non aveva parenti, una casa, nessun ricordo di niente e di nessuno. Come se qualcuno si fosse accanito su di lui con ferocia disperazione, per lenire dolori e espiare colpe, per sfogarsi.
Pensò che, sì, magari da quel momento in poi la vita gli avrebbe riservato solo cose belle, che sarebbe stato un crescendo. In effetti, constatò, da quasi tre anni aveva un posto molto simile a una casa e una famiglia, aveva amici, affetti, piccole grandi soddisfazioni. E poteva soltanto andare di bene in meglio. Sarebbe stato così? Dopo tutti quegli orrori, davvero ci sarebbe stato spazio solo per gioia e felicità? No, no fuori da qualche parte c’era un pericoloso criminale… E Voldemort.
Soffermò lo sguardo tra il fuoco scoppiettante. Gli sembrò quasi che le fiamme rossastre formassero un volto umano che lo osservava e sorrideva…
«Ehilà, Harry, guarda qua!»
«Ciao, Harry.»

Ron e Hermione erano appena arrivati dalla gita a Hogsmeade.
«Questa busta è tutta per te, amico. Tutte roba di prima scelta presa da Zonko, il negozio di scherzi preferito da Fred e George, e ora anche da me! Dovresti vedere!»
L’arrivo di Ron e Hermione, carichi di entusiasmo per la passeggiata tra le viuzze del villaggio di Hogsmeade, fece dimenticare a Harry quei grovigli di pensiero. Ron raccontò di Zonko e di Mielanda, un negozio di dolci tra i più forniti del mondo magico.
«E c’è anche un bel posticino tranquillo dove sorseggiare Burrobirra e leggere un buon libro» disse invece Hermione.
Quando fu ora di andare a letto, i tre amici spensero il fuoco del camino. Mentre salivano le scale di pietra diretti ai rispettivi dormitori, i fili di fumo si mischiarono nell’oscurità e ai fasci di luce lunare proiettati dalle vetrate, fino a dissolversi.
Harry non riuscì ad addormentarsi subito. Nel letto, sotto le coperte, sbirciando dalla finestra della camera, ripensava alle parole di Lupin. Riprese a immaginare suo padre, mentre fuori, le sagome dei Dissennatori, sbucavano di tanto in tanto coprendo la luce della luna come enormi ombre scure sul mondo.

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Citazioni - 1


«Stanno cercando di screditarlo» rispose Lupin. «Non hai letto la Gazzetta del Profeta la settimana scorsa? È stato escluso dai maghi del Ministero dopo che ha tenuto un discorso per annunciare il ritorno di Lord Voldemort. L'hanno retrocesso dalla carica di Stregone capo del Wizengamot e stanno decidendo se levargli anche l'Ordine di Merlino, Prima Classe».
«Ma Silente dice che non gli importa di quello che fanno finché non lo tolgono dalle figurine delle Cioccorane» disse Bill con un gran sorriso.


da L'Ordine della Fenice.
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La stanza segreta di Sirius



La primavera aveva risvegliato la voglia di pulizie di Harry. La casa di Sirius continuava a produrre sporcizia; strati e strati di polvere si aggiungevano li uni sugli altri, formando patine grigiastre su muri e suppellettili. Harry si era trasferito da poco a Grimmauld Place, e non aveva mai trovato il tempo di girare in tutte le stanze della casa per dare una ripulita. Inoltre mancavano pochi giorni alla Pasqua. Harry aveva invitato tutti a festeggiare la ricorrenza proprio a Grimmauld Place... motivo in più per mettersi a pulire.
Ron e Hermione lo raggiunsero di buon'ora per aiutarlo, quella mattina di aprile.
- 'Giorno - sbadigliò Ron entrando in casa . - Scusa, Harry, non è che non mi va di aiutarti, è che... Hermione! mi ha svegliato prima del canto del gallo! -
In quel momento entrò Hermione. - Ron! Non stare gobbo e non dormire in piedi, per l'amor del cielo. Oh, buongiorno Harry! Iniziamo subito? -
Dallo sgabuzzino del seminterrato cacciarono fuori scope, stracci e ogni tipo di solvente speciale. Ron non si era ancora ripreso, ma iniziò a collaborare comunque alle operazioni di pulizia, anche se, visto lo stato della casa, potevano essere considerate bene come operazioni di disinfestazione. Le uniche stanze pulite e in ordine erano la cucina e la camera da letto al primo piano, gli unici luoghi della casa abitati da Harry. Non che fosse maniaco dell'ordine come Hermione, ma almeno lì non c'era motivo per sgobbare con gli stracci e i solventi magici.
Harry e Ron si occuparono del salone da pranzo, mentre Hermione dei piani superiori.
- Questa casa è una fabbrica di sporco. Non ricordo di averla mai vista pulita - si lamentò Ron, sbadigliando per l'ennesima volta, e Harry non poté che essere d'accordo con l'amico. A un tratto, il torpore di Ron fu cancellato del tutto dal grido di Hermione - Venite immediatamente, svelti! -
Harry e Ron si precipitarono su per le scale. - Dove sei, Hermione? Cos'è successo!? -
- Sono qui! -. La voce della ragazza proveniva dallo studio di Sirius. Ron si lanciò verso la porta.
- Hermione, stai bene? -
- Ma certo che sto bene -
- E allora perché diavolo ti sei messa a urlare!? - rantolò Ron piegato sulle ginocchia.
- Guardate - fu la risposta di Hermione. Spinse la parete opposta alla scrivania e quella slittò di lato, aprendo un varco...
Si ritrovarono in un'altra stanza. Aveva tutta l'aria di essere la dimora di lusso di un castello. C'erano arazzi e statue, strani oggetti meccanici e due pareti stracolmi di libri che attirarono subito l'attenzione di Hermione.
- Cos'è questo posto? Harry, tu ne sapevi niente? -
- No, niente. Non sono mai entrato nello studio di Sirius -
Dopo quasi un'ora di spasmodica ispezione, spuntò fuori anche gatto dal pelo bianco. Parve il padrone incontrastato di quella stanza, e non sembrava neanche tanto contento della presenza dei ragazzi. Hermione riuscì tuttavia a prenderlo in grembo e coccolarlo un po'.
- Ci dev'essere un altro passaggio segreto - disse Harry, - se quel gatto è qui, e da quel muro siamo entrati solo noi... -
- Probabile - convenne Hermione.
Ma a parte il muro dello studio non trovarono altri passaggi nascosti.
- Chissà che ci faceva Sirius con tutta questa roba - disse Ron osservando la riproduzione fedele di una tartaruga gigante.
- Credo sia tutta roba appartenuta alla sua famiglia, roba antica, tramandata e conservata qui - giudicò Harry.
- E perché non te ne avrebbe mai parlato, scusa? Non l'ha menzionata neanche nel testamento -
- Be', forse perché non era tanto importante, almeno non per lui - rispose Harry.
- Sirius ha lasciato la casa a Harry, e aveva sicuramente considerato che prima o poi questa stanza sarebbe stata scoperta - spiegò Hermione che continuava a coccolare il gatto.

Dopo un paio d'ore scesesero tutti e tre in sala da pranzo per continuare le pulizie. Ron prese a sgrassare con decisione le finestre, e Harry capì che le continue coccole di Hermione al gatto l'avrebbero irritato fino a fine giornata.

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Allenamento notturno



Harry aveva preso la scopa nascosta sotto l'asse mobile del letto. Mancavano due settimane al ritorno a scuola, e non aveva intenzione di farsi trovare fuori forma per la nuova stagione di Quidditch. Nessun Grifondoro ci stava a regalare ancora la coppa a Serpeverde, tantomeno lui, che giocava da Cercatore, il ruolo più importante della squadra. Decise di allenarsi di notte, così che il buio potesse nasconderlo meglio.
Quella sera i Dursley erano tutti a cena fuori, e lui, solo in casa, poteva concentrarsi, indisturbato, sulla serratura della sua camera. Armeggiò con una forcina per capelli (un vecchio trucco da babbani che aveva imparato dai gemelli Weasley) e sgattaiolò tranquillo nell'oscurità, fino alla finestra in cucina (anche la porta d'ingresso era chiusa a chiave). Forzò la finestra e, via... fuori nella tiempida notte di metà agosto.
Superata Wisteria Walk, con la Nimbus in spalla, salì la collinetta che portava al parco giochi abbandonato, naturalmente deserto. Ma prima di mettersi a cavallo della scopa Harry si assicurò che il posto fosse davvero primo di occhi indiscreti. Un rombo di motore e delle luci in alto nel cielo - forse di un aereo o di un elicottero - poi di nuovo silenzio. Inforco la Nimbus e si staccò da terra, mantenendosi basso. Un paio di giri a pelo d'erba e salì più in alto... Il volo lo svuotava di ogni preoccupazione, era sempre stato così, fin dalla prima lezione di volo, sui campi di Hogwarts.
Non potendo allenarsi ad acchiappare il boccino si concentrò sulla velocità e sull'equilibrio. Cercava di raggiungere velocità elevate per poi virare all'improvviso, cambiando direzione più volte, rapidamente. Dopo pochi giri si accorse di vibrazioni anomale al manico, quindi scese a terra e controllò la coda della Nimbus. Alcuni ramoscelli spuntavano all'infuori irregolarmente. Harry tolse via quelli più vecchi, mentre gli altri gli avrebbe settati una volta tornato a casa, facendo uso dell'ottimo Kit di Manutensione per Manici di Scopa regalatogli da Hermione.
Passate le ventitrè fu costretto a ritornare a casa per non dover litigare coi Dursley. Ridiscese la collina, passò la casa della signora Figg e, una volta nel giardino del numero quattro, forzò per la seconda volta la finestra della cucina. Fece scorrere l'acqua del lavandino e si rinfrescò il viso sudato.
Arrivato in camera, e una volta chiusa la porta, si gettò sul letto, esausto. Sentì qualcosa accartocciarsi sotto la schiena. Sollevandosi a fatica si ritrovò tra le mani una lettera. L'aprì. La calligrafia era contorta e quasi imcomprensibile: "Herry, guarda che ti ci ho visto stasera in volo sulla scopa. Che ti salta in testa? T'ho beccato mentre sorvolavo il Surrey con la mia moto... Hai rischiato grosso, ragazzo! Molto grosso! Volare tra le case babbane... non ci si fa! Ci sono gente che poteva vederti! Non farlo mai più, Herry. Non cacciarti nei guai, mi raccomando. Hagrid. P.S.: Con la scopa sei il migliore!"
Anche se aveva le sue ragioni, beccarsi una sorta di Strillettera da Hagrid non era il massimo, visto che lui era uno di quelli che, nel mondo magico, ne combinava sempre di tutti i colori. Harry buttò giù qualche riga in risposta a Hagrid, rassicurandolo che non avrebbe più volato, tuttavia non promise di rimanere fermo in casa, bensì di studiare delle alternative di allenamento ai voli notturni tra le case babbane.
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Il cane nero


Rimanere lontano dal mondo magico era la cosa che Harry odiava più di qualunque altra. Più del professor Piton e, forse, anche di Draco Malfoy. Troppo poco quel paio di lettere da parte di Ron e Hermione ricevute cinque giorni prima, rilette fino a impararle a memoria. Quella che doveva essere la sua casa era invece la sua prigione. Scendeva al piano di sotto soltanto per i pasti: meno stava a contatto con gli zii e meglio era, per tutti.
Il tempo, nella vecchia camera da letto di suo cugino, non passava mai. Cercava di occuparlo con lo studio, contando i giorni che lo separavano dal ritorno a scuola, e osservando fuori dalla finestra. Aspettava la sua civetta con ansia, ma ciò che lo incollava al davanzale, da qualche giorno, erano le visite frequenti di un cane dal pelo nerissimo e arruffato, che gironzolava spesso nei pressi del vialetto del numero quattro di Privet Drive. Capitava che si fermasse proprio sotto la finestra di Harry, come in attesa di qualcosa o qualcuno. Certamente una seccatura per Zio Vernon. - Chiamerò l'accalappiacani! Questi randagi devono sparire! Non voglio pulci nel mio giardino! - aveva sbraitato quella sera, di ritorno da lavoro, coprendo la voce dell'annunciatrice in tivvù che leggeva la notizia di un'evasione di un pericoloso criminale...
Il cane ritornò verso mezzanotte. Harry si era appisolato sul davanzale. Non c'era una nuvola in cielo, ed Edvige che planava di ritorno era l'unica macchiolina presente nel manto blu trapunto di stelle. Si posò sul braccio di Harry, svegliandolo. - Eccoti, finalmente - esclamò Harry. - Nessuna lettera, eh? - aggiunse poi, deluso. Edvige gli beccò amichevolmente il dorso della mano, come per rincuorarlo. Offrendo alla civetta dell'acqua e qualche galletta indurita, Harry si accorse del cane. Era di nuovo lì in strada a osservarlo, immobile. Ma dopo un po' qualcosa lo spaventò. Prese a ringhiare in direzione della porta d'ingresso, mentre con uno strascicare di passi zio Vernon (in un'orrenda vestaglia) cercava di scacciare il cane, agitando le braccia come un pazzo - Via, vattene da qui! Via! Via!
Il cane sparì, e zio Vernon (borbottando e imprecando) rientrò in casa. L'animale non riapparve sul vialetto, ma rimase a guardare in direzione della finestra di Harry fino all'alba, nascosto in un cespuglio della casa di fronte. Due grossi e penetranti occhi gialli...
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Rock n' Troll


Un fine settimana lontano dalla scuola: un piccolo anticipo di vacanze pasquali. Era una domenica mattina nuvolosa, con pochi e timidi raggi di sole che sbucavano di tanto in tanto tra le nubi vaporose. Non il tempo migliore per una passeggiata a Diagon Alley, ma Harry, Ron e Hermione non avevano intenzione di lasciarsi sfuggire una delle rare occasioni per visitare i vari bazar che non c’entrassero nulla con le spese scolastiche.

Fecero un salto da Magic Town, un piccolo e grazioso museo di miniature delle più grandi opere architettoniche del mondo magico: videro una minuscola ma particolareggiata Hogwarts con tanto di Lago Nero, la candida e marmorea banca Gringott e gli stadi più avveniristici progettati per il Quidditch. Passarono anche da Accessori di prima qualità per la pesca alle Piovre Giganti (Ron ne capiva qualcosa di pesca alle Piovre, e spinse Harry e Hermione a darci un’occhiata).

Esausti per la passeggiata si concessero una pausa da Bocconcini Bon Bon, prendendo un bel calzone caldo e fumante ciascuno.

«Dovrei fare un salto da Erbe e Funghi Magici» disse Hermione alzandosi dal tavolo. «Su, coraggio, prendete le borse e andiamo.»

«Hermione, calma. Non abbiamo nessuna fretta.»

«Ron, devo ricordarti che tua madre ci ha dato appuntamento al Paiolo Magico tra poco meno di un’ora?»

Di nuovo in strada si avviarono verso i mercati erboristi. Ma non arrivarono mai. Un incontro tanto inaspettato quanto strambo non permise ai tre ragazzi di proseguire fino da Erbe & Funghi Magici.

«Harry! Sei proprio tu!» esclamò un tizio che incrociarono per la via con un sorriso splendente e con un’espressione da copertina. Vestiva con pantaloni e giaccia di pelle, molto simile a uno dei componenti delle Sorelle Stravagarie, la famosa rock band.

«Ehm, lei sarebbe?» chiese Harry, che come Ron e Hermione, credeva proprio di non conoscere quello strano tipo.

«In effetti» fece l’uomo vestito di pelle osservando il suo abbigliamento e non smettendo mai di sorridere «ne sono cambiate di cose! Ma sicuramente ricorderete del vostro splendido e incomparabile insegnante di Difesa contro le Arti…»

«PROFESSOR ALLOCK!?»

«Esattamente, signor Weasley, proprio io. L’ultima volta che ci siamo visti è stato l’anno scorso, al San Mungo, vero? Oh, sì, ricordo…»

«E’ guarito?» chiese Hermione, sorpresa.

«Guarito completamente, signorina Granger! E in splendida forma, ora. E in tutt’altra veste». Rise. Una risata da cartone animato. «Dopo la mia… ehm, insomma… dopo la mia disavventura a scuola ho deciso di dare una svolta alla mia carriera» spiegò. «Sapete, con alcune mie conoscenze, e discostandomi parecchio da libri e lezioni pratiche, sono riuscito ad aprire uno studio di registrazione. Adesso faccio musica!»

Harry, Ron e Hermione rimasero in silenzio per qualche secondo, osservando ancora una volta, da capo a piedi, l’ex professore. Ricordavano di un Gilderoy Allock stravagante, pronto a tutto per risaltare la sua immagine, ma quasi non credevano a ciò che avevano di fronte.

«In meno di un anno ho prodotto due dischi» disse Allock pieno di gioia. Poi abbassò la voce, come per confessare qualcosa di eccezionale. «E tra qualche mese ne produrrò un terzo, che sarà il quinto della discografia de Le Sorelle Stravagarie, nientemeno!»

«Stupendo» commentò piatto Ron. «Rovinerà anche loro, immagino».

Allock rise sardonico, ma non rispose alla provocazione. Continuò con la caratteristica parlantina, spiegando alcune delle sue idee a lungo termine, con l’intenzione di far approdare nuovi talenti nel mondo della musica, un progetto che nel mondo magico aveva sempre stentato a decollare.

«Miei cari ragazzi, ora devo proprio andare. Tra venti minuti ho appuntamento ai Rock n’ Magic Studio».

«Dobbiamo andare anche noi» disse Hermione, delusa per l’ora. L’incontro con Allock la costrinse a rinunciare agli acquisti da Erbe & Funghi Magici. «E’ stato un piacere rivederla, professore. Le auguriamo tanto successo».

«Tanto successo» ripeterono Harry e Ron quasi in coro.

«Grazie, ragazzi! In bocca al lupo anche a voi!»

«Crepi» ripeterono Harry e Ron, questa volta in perfetta sincronia.

* * *

Il cielo era diventato più cupo e minaccioso quando incontrarono la signora Weasley e suo marito ad aspettarli all’entrata del Paiolo Magico.

«Papà, non crederai mai chi abbiamo incontrato oggi» biascicò Ron tra il disgustato e l’incredulo.

Allegramente, il signor Weasley rispose: «Mmm, vediamo, tiro a indovinare: Gilderoy Allock in versione Rock n’ Troll?»

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Ed eccomi qui, in un'altra veste e in un altro posto. E' da tanto che pensavo e ci lavoravo per creare questo spazio, e finalmente, tra compromessi, lavori in html e photoshop, approdo su un'altra piattaforma, lasciando alla spalle Splinder e vecchio stile. Non sarà un blog come il precedente: non parlerò di me, non scriverò niente che mi riguarda. Ho scelto di aprire un blog a tema, per divertirmi soprattutto, e - spero - divertire anche chi vorrà leggere...
Scriverò principalmente storie (o se volete chiamatele Fan Fiction) sul mondo creato da J.K. Rowling, ma non solo (in alcune occasioni ho intenzione di spaziare anche con racconti non potteriani). Ma questo spazio tratterà principalmente di un universo che molti conoscono, anche fin troppo bene, con lo scopo di continuare a fantasticare sulle vicende dei libri e dei film. So che ne esistono a palate di blog e idee simili a questa, ma la voglia di scrivere e inventare storie mie, che vengano lette, e che magari vengano create a più mani attraverso collaborazioni esterne, è forte.
Le storie non avranno cronologia: potranno aver luogo prima di un episodio invece che di un altro, o potranno essere del tutto inventate, con situazioni completamente differenti dai libri.
Per adesso non ho nessun racconto pronto da postare, ma cercherò di scrivere qualcosa il prima possibile così da iniziare a fare sul serio!

Sui tempi di aggiornamento non prometto nulla a nessuno (né a me stesso). Potrà capitare di scrivere e pubblicare due racconti in un giorno (difficile, ma potrà capitare), o nessuno per qualche settimana, tuttavia cercherò di lasciare qualche traccia, facendo uso di citazioni, scenette, immagini e quant'altro per evitare di lasciare troppo in abbandono questa finestra virtuale su Hogwarts.

La veste grafica per ora è un po' scarna e arrangiata, ma una volta capite tutte le funzionalità della nuova piattaforma, proverò a cambiare e rendere più accogliente il mio nuovo angolo creativo.
Come template ho scelto questo perché mi ha ricordato vagamente l'home page del sito di Jo Rowling. Dopo aver cercato di crearne uno da me (senza successo), sono passato alla ricerca di qualcosa di già bell'e pronto. Un template semplice, che mi desse l'impressione di scrivere e leggere davvero su qualcosa, e non soltanto su un banale foglio elettronico. Non so, magari un giorno cambierò del tutto grafica, ma per ora mi godo questa che trovo praticamente perfetta per quello che avevo pensato.

Benvenuti, quindi, a chi mi conosce e a chi mi conoscerà.
Accendo una nuova
luce, sperando che sia giusta.

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